Perchè la nostra vita si è accorciata di due anni

Scritto Lun, 14/10/2013 - 09:51 da Giacomo Bellotti

Come si suol dire, l’Italia è patria di santi, poeti e navigatori ma –e spesso si dimentica- anche di famosi scienziati.

Uno dei più grandi matematici, fisici, ingegneri e inventori della Storia -un personaggio a cui si devono invenzioni e scoperte scientifiche che condizionarono i secoli a venire e contribuirono al progresso della civiltà- è proprio un italiano, nello specifico siciliano.

Ed è a questo luminare, Archimede di Siracusa, che va la paternità dell’invenzione della leva, una scoperta che trasformò il modo di lavorare e di rapportarsi con l’ambiente esterno per i secoli a venire.

A partire dai tempi di Archimede sino a giorni nostri o, ancora meglio, da quando il primo uomo primitivo prese in mano un bastone da usare come “strumento”, la costante evolutiva della nostra specie è stata la progressiva riduzione del lavoro manuale a favore di quello intellettuale.

 Un piccolo genio al lavoro

In una parola: più diventiamo intelligenti meno lavoriamo.

 

Questa affermazione trova conferma, oltre che nei dati statistici, nell’evidenza empirica che è sotto gli occhi di tutti: le attuali generazioni sono decisamente più deboli e meno resistentidi quelle dei nostri genitori o dei nostri nonni.

D’altronde il nostro stesso organismo è predisposto per ottimizzare le energie e gli sforzi così da ottenere il miglior risultato possibile col minor sforzo e non stupisce, quindi, che questa impostazione biologica si sia tradotta in un’impostazione intellettuale.

 

La conseguenza di questo nuovo modo di interagire con l’esterno significa che, banalmente, “si stava meglio quando si stava peggio”.

Un esempio su tutti è la differenza nell’incidenza del mal di schiena nelle civiltà occidentali e nei Paesi in via di sviluppo: l’82% della popolazione italiana soffre di un episodio di mal di schiena almeno una volta nella vita, contro il 7-18% dei paesi non industrializzati.

Incidenza del mal di schiena

 

Sia che si parli di tempo libero che di lavoro, oramai la maggior parte degli individui trascorre il proprio tempo seduto: studi recenti mostrano come 9.3 ore al giorno siano spese in questa posizione -un numero sorprendentemente alto se paragonato alle altre attività.

Fermiamoci un attimo a riflettere: se da una parte è dimostrato che i 2/3 della nostra vita trascorrono seduti davanti allo schermo del pc, sul divano a guardare la televisione o in macchina tra un appuntamento e l’altro; dall’altra sappiamo che la struttura del nostro corpo è “studiata” per muoversi costantemente durante il giorno.

Alla luce di questo paradosso non deve stupire l'apprendere che stare seduti per più di 3 ore al giorno accorcia la nostra speranza di vita di circa 2 anni.

 

In realtà, come in tutte le cose, il problema è più complesso perché non è solo il “quanto” ma anche il “come” stiamo seduti.

Mantenere questa posizione per lungo tempo, infatti, contribuisce all’insorgere di tutte una serie di disturbi che, pur non compromettendo la nostra aspettativa di vita, condizionano negativamente le nostre giornate: dolori cervicali, problemi circolatori agli arti inferiori, sensazione di pesantezza e poca sensibilità a livello di spalle e braccia, dolori lombari e toracici, cefalee e mal di testa, fastidi articolari a livello delle ginocchia.

 

In virtù di questo motivo è fondamentale imparare a prendersi cura della propria salute, con particolare attenzione alla schiena.

Nella seconda parte di questo articolo analizzeremo quali posture sottopongono a maggior stress la colonna vertebrale e quali influenzano negativamente la nostra salute.

Ritratto di Giacomo Bellotti

Professionista sanitario e blogger 2.0.

Fin dagli inizi della sua carriera coniuga il lavoro in studio e sul campo con la diffusione di un nuovo concetto di benessere tramite articoli e conferenze.

Innamorato di uno stile di vita minimalista che si rifà alla scuola stoica, crede fermamente che ogni persona abbia dentro di sé tutto il necessario per poter essere felice.

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